
Salute e bellezza
Oleolito di calendula:
il rimedio d’oro per la pelle
L'oleolito di calendula è il cuore pulsante di ogni speziario botanico che si rispetti. Spesso cerchiamo soluzioni complesse per i problemi della pelle e dimenticando che la natura ha già progettato tutto nei minimi dettagli. In questo approfondimento scopriamo la Calendula arvense, la "sorella selvatica" della più nota officinalis, e il metodo per estrarre i suoi principi liposolubili nel modo più rispettoso e potente possibile: la macerazione lenta.

Ingredienti:
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fiori di calendula (Calendula arvensis - Calendula officinalis)
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olio vegetale

COME SI FA?
(Scegli il tuo metodo)
Non esiste un solo modo per estrarre i principi liposolubili della calendula.
A seconda della stagione e della strumentazione, puoi scegliere tra tre percorsi estrattivi.
1. La macerazione lenta
(al buio - 60 giorni)
È il metodo più rispettoso dei fitocomposti sensibili alla luce e al calore.
Come si fa?
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Poni i fiori essiccati in un barattolo di vetro perfettamente pulito. È preferibile che siano secchi per ridurre lo sviluppo di muffe e batteri.
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Dai dei colpetti sul fondo per far assestare i fiorellini e copri completamente con l'olio scelto, arrivando appena sopra la superficie della botanica.
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Chiudi e riponi al buio, a temperatura ambiente, per 60 giorni.
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Per la prima settimana, mescola quotidianamente, poi ‘dimenticalo’ per il resto della macerazione.
Perché sceglierlo
Massima stabilità di ogni fitocomposto, che non subiscono stress termici o luminosi.

2. Il metodo solare
(estivo - 21/30 giorni)
Sfrutta l'energia termica del sole per accelerare l'estrazione, tipico della tradizione rurale.
Come si fa?
Prepara il barattolo come sopra, ma esponilo alla luce solare diretta proteggendolo dai raggi UV con della carta stagnola.
È buona norma agitare il barattolo ogni giorno per distribuire il calore uniformemente.
Non sarà necessario rientrare il barattolo per la notte, perché il tappo proteggerà il contenuto dall’umidità esterna.
Perché sceglierlo
Ideale in estate per chi vuole un oleolito pronto in metà tempo, sfruttando il calore naturale.
3. L'estrazione rapida
(a caldo - 24/48 ore)
Per chi ha bisogno del rimedio in tempi brevi o opera in inverno senza l'ausilio del sole.
Come si fa?
Inserisci il barattolo chiuso in un essiccatore (o yogurtiera) o in un bagno maria controllato.
Mantieni una temperatura costante di 40°C (mai superare i 45°C per non degradare i principi attivi termosensibili).
Lascia in infusione termica per almeno 16 ore consecutive.
Perché sceglierlo
Metodo professionale e controllato che permette di ottenere un olio attivo in tempi record senza rischi di irrancidimento precoce.

LA FILTRAZIONE
(comune a tutti i metodi)
Indipendentemente dal percorso scelto, la conclusione è la medesima:
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Filtra con una garza o un colino a maglia finissima.
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Strizza con forza i fiori per recuperare tutto l’oleolito possibile.
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Imbottiglia, chiudi ermeticamente e conserva in un luogo buio e fresco.
COME SI USA?
L'oleolito di calendula può essere usato puro per:
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scottature e arrossamenti solari;
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pelle screpolata dal freddo (mani, labbra, viso);
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arrossamenti da pannolino, piaghe da decubito o pelli estremamente sensibili (neonati, anziani);
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cicatrizzazione di piccole ferite e abrasioni.
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base per creme e unguenti: è l'ingrediente principe per la nostra "Crema mani Zero Cera".
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SCADENZA
Un oleolito ben fatto è un estratto vivo, ma non eterno.
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Durata. Se conservato ottimamente l'oleolito mantiene intatto tutto il suo profilo chimico per un anno dalla produzione.
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Perdita di efficacia. Oltre i 12 mesi, le sostanze funzionali iniziano a degradarsi per ossidazione, perdendo gradualmente la loro efficienza terapeutica.
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ATTENZIONE! Al primo sentore di irrancidimento (odore acre, simile a quello di grasso vecchio o vernice), il prodotto non va assolutamente utilizzato. L'ossidazione degli acidi grassi può risultare irritante per la pelle, annullando i benefici della calendula.
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LA SCELTA DELL'OLIO
Scegliere l'olio per un estratto non significa solo scegliere un solvente, ma definire il carattere del rimedio. Negli oleoliti, la materia grassa e il principio botanico si fondono in una sinergia dove il veicolo diventa curativo quanto la pianta stessa.
Olio di extravergine di oliva
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Perché sceglierlo. È l'olio più stabile in assoluto grazie all'alto contenuto di acido oleico e vitamina E. Resiste benissimo all'ossidazione, rendendolo perfetto anche per il metodo solare.
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Uso ideale. Quando serve un assorbimento lento. È perfetto per massaggi prolungati, per trattare zone con pelle molto spessa (come i talloni o i gomiti) o per la preparazione di unguenti protettivi invernali.
Olio di girasole (spremuto a freddo e alto oleico)
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Perché sceglierlo. Ricchissimo di vitamina E, più leggero dell'oliva ma molto resistente. È fondamentale scegliere la versione "alto oleico" da spremitura meccanica a freddo. Ricorda che BIO non significa necessariamente ‘spremuto a freddo’: quest'ultima dicitura garantisce che l'olio sia ottenuto dalla semplice torchiatura meccanica dei semi, senza l'utilizzo di solventi chimici (come l'esano) tipici degli oli raffinati. Lo troverai scritto sull'etichetta.
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Uso ideale. Un ottimo compromesso per pelli che non tollerano l'eccessiva untuosità dell'oliva, pur mantenendo una grande stabilità.
Olio di riso o vinaccioli
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Perché sceglierli. Sono oli "secchi" e molto leggeri. Contengono rispettivamente gamma-orizanolo e polifenoli.
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Motivazione per la macerazione al buio. Essendo ricchi di acidi grassi polinsaturi, sono più instabili e tendono a irrancidire velocemente se esposti al sole o al calore. La macerazione a freddo e al buio è l'unico modo per preservarli più a lungo.
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Uso ideale. Per il viso o per chi odia la sensazione di "unto" sulla pelle.
Olio di mandorle dolci
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Perché sceglierlo. Ha un'elevata affinità con il sebo cutaneo, il che lo rende rapidissimo da assorbire.
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Attenzione. È un olio molto delicato. Va assolutamente evitato il calore (metodo a 40°C) e il sole, perché irrancidisce molto in fretta.
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Uso ideale. Smagliature, pelli dei neonati e zone dove serve un'azione emolliente immediata senza residui.
DENTRO IL BARATTOLO
Oltre il calore del colore ambrato, l’oleolito di calendula racchiude una complessità biologica straordinaria.
Analizziamo, dati scientifici alla mano, quali sono i pilastri biochimici che rendono questa preparazione un pilastro della fitodermocosmesi.
Sono i pigmenti responsabili del colore che vira dal giallo oro all'arancio.
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Luteina (zantofilla). È una molecola che funge da vero e proprio scudo antiossidante. La sua funzione principale è la protezione dei lipidi (i grassi) che compongono le nostre membrane cellulari. Interviene bloccando la "perossidazione lipidica" (il processo di irrancidimento delle cellule) causata dai raggi UV, agendo come un filtro biologico che preserva la salute della barriera cutanea. È il pigmento responsabile del colore giallo.
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Beta-carotene (precursore della vitamina A). È una fitosostanza che il nostro organismo è in grado di convertire in retinolo. A livello cutaneo, agisce come un segnale chimico che ordina alle cellule di riprodursi più velocemente: accelera il rinnovo cellulare, favorendo la chiusura di micro-fessure e la riparazione dei tessuti danneggiati o screpolati. È il pigmento responsabile del colore arancione.
Sono molecole altamente liposolubili, per cui la macerazione in olio è il metodo elettivo per estrarli e renderli bio disponibili per la nostra pelle.
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Meccanismo d'azione. Queste sostanze agiscono come modulatori della risposta infiammatoria. In particolare, gli esteri del faradiolo sono in grado di inibire mediatori chimici come le prostaglandine, responsabili del segnale del dolore e del calore.
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Azione anti-edema. Intervengono riducendo la permeabilità capillare che si verifica durante un'irritazione. Questo si traduce in una visibile riduzione dell'edema (il gonfiore) e del rossore dei tessuti colpiti.
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Risultato cutaneo. La loro applicazione spegne immediatamente la sensazione di bruciore e "pelle che tira", rendendo l'oleolito un pronto soccorso fondamentale in caso di scottature, dermatiti o reazioni da contatto.
(Essenzialmente quercetina e isoramnetina).
Sebbene i flavonoidi siano molecole che solitamente "amano l'acqua" (idrosolubili), la macerazione lenta di 60 giorni permette di estrarne una preziosa frazione in forma agliconica.
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La nota tecnica. In natura, i flavonoidi sono spesso legati a degli zuccheri (glicosidi) che li rendono idrosolubili. Durante la macerazione, però, una piccola parte si separa dalla componente zuccherina: questa forma "nuda" (l'aglicone) diventa affine ai grassi e può finalmente migrare nell'olio, arricchendolo.
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Azione vasoprotettrice. Questi flavonoidi agiscono come protettori dei piccoli vasi sanguigni (i capillari). Migliorano la resistenza delle pareti vasali e ne riducono la fragilità, risultando fondamentali per decongestionare i tessuti.
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Sollievo termico. Sono i responsabili della riduzione del calore localizzato e del rossore tipico delle pelli reattive, dei geloni o della couperose, aiutando la pelle a ritrovare il suo equilibrio termico e cromatico.
Idrocarburi paraffinici vegetali
(Essenzialmente esacosano e triacontano).
La calendula sintetizza spontaneamente degli alcani a catena lunga, denominati idrocarburi paraffinici. Non hanno nulla a che fare con la paraffina derivata dal petrolio. Si tratta di componenti delle cere cuticolari che la pianta produce per sigillare l'umidità interna e proteggersi dagli agenti atmosferici.
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Biomimetismo cutaneo. Nell'oleolito, queste sostanze creano un velo protettivo sottilissimo e traspirante, integrando il film idrolipidico naturale e rendendo la pelle incredibilmente resistente alle aggressioni del vento e del freddo intenso.
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Perché sono importanti. Senza questa frazione "cerosa", l'oleolito diventa un vero scudo protettivo contro la disidratazione.
Oli essenziali
La calendula ne contiene solo tracce, con una resa che oscilla tra lo 0,1% e lo 0,4% (circa 2-3 ml per ogni kg di fiori secchi).
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Il confronto con le "grandi aromatiche". Per capire quanto sia preziosa questa quota, basti pensare che la lavanda può avere una resa del 3-5%, mentre la menta piperita arriva facilmente al 2-3%. Questo significa che la calendula non è una pianta destinata alla produzione di olio essenziale puro, ma la sua piccola frazione aromatica è un tesoro che l'olio da macerazione cattura integralmente.
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Componenti chiave. Questa traccia è ricca di molecole come il terpinene e il carvone. Non servono a profumare, ma a creare un'azione antisettica e antimicrobica naturale.
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Funzione protettiva. Questa quota è fondamentale per mantenere la pelle pulita e decontaminata, favorendo un ambiente microbiologicamente sano che accelera la guarigione di ferite, abrasioni o piccole infezioni cutanee.
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Campanini, E. (2022). Dizionario di fitoterapia e piante medicinali. Tecniche Nuove.
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Isaac, O. (Curatore dell'edizione italiana: Della Loggia, R.). Calendula officinalis: botanica, chimica, farmacologia, tossicologia, tecnica farmaceutica e terapia. OEMF.
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Bettiol, F., & Vincieri, F. F. (2017). Manuale delle preparazioni erboristiche. Tecniche Nuove.


